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Pagina:C. Morisani - Ricordi storici, Reggio C., Ceruso, 1872.djvu/62

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si tutta la sua gente, sul Franklin salì egli col suo stato maggiore, e poca altra truppa, più armi e munizioni abbondanti per provvederne i volontarî calabresi. La notte era oscura e il mare grosso, forte soffiava il vento, e cadea pioggia leggiera, sicchè si tennero per più ore in mezzo al canale onde non urtare negli scogli della costa calabra, ma finalmente al primo spuntar dell’alba, abbonacciatosi il mare drizzarono verso Melito, e ivi approdarono nella spiaggia di Rombolo, presso la Chiesa di Portosalvo a circa due miglia dall’abitato.

Garibaldi coi suoi facilmente discese dal Franklin, ma il Torino sia che fosse stato troppo spinto verso terra, sia che il comandante avesse appositamente così manovrato per facilitare lo sbarco, arrenò. Volle tentare, ma inutilmente Garibaldi di scagliarlo col Franklin, che poi rimandò solo a Messina onde mettersi al sicuro dai legni napoletani, e chiedere soccorso alla regia squadra sarda, mentre facea sbarcare uomini ed armi. Prima cura di Garibaldi si fu d’impossessarsi del telegrafo, onde impedire che si fosse dato avviso del suo sbarco a Reggio, e di ciò dette incarico a Dezza. Questi nel recarsi alla stazione ne incontrò il capo, certo Carmelo Massa, che andava ad offrire i suoi servigi al dittatore, egli suggerì al Dezza di far passare i dispacci ordinarî, onde non dar sospetto a Reggio sul silenzio di quella stazione, ma il