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garibaldino dubitando della buona fede di lui, non volle.
Nella pianura di Rombolo accamparono i nuovi arrivati, ma privi di tutto, tanto che taluni militi e graduati dovettero requisire le cose di prima necessità presso i naturali di Melito, indifferenti affatto per loro. Intanto dall’alto del promontorio di Capo d’Armi ov’è situata la stazione telegrafica, potevano essere osservati i due vapori, e la gente dalle camice rosse, e quindi darne avviso a Reggio, ciò non volea Garibaldi, per cui mandò una mano dei suoi militi ad impossessarsene, e vi riuscì. Mentre gl’impiegati telegrafici salivano da Lazzaro, giusta il consueto, sul promontorio s’incontrarono coi garibaldini, che impedirono loro d’accostarsi alla stazione. Inutilmente quindi le aste del telegrafo di Pellaro venivano agitate, quegl’impiegati non sapendone spiegare l’immobilità segnalarono a Reggio, che dalla stazione di Capo d’Armi non si rispondeva ai loro segnali, e più tardi, appurato il vero, dettero avviso dell’avvenuto sbarco di Garibaldi, lo che partecipatosi ai regi legni il Fulminante, e la corvetta a vapore l’Acquila non tardarono a recarsi sopra luogo. ― Per via s’incontrarono nel Franklin, che Salazar lasciò passare, vistolo vuoto, e giunti verso l’una e mezzo p. m. nella spiaggia di Melito aprirono il fuoco contro i garibaldini, che immantinenti si sbandarono in cerca