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ra, liberarono gli arrestati e cercarono di mettersi in salvo prendendo le alture, arrampicandosi per quell’erte cretacce infocate dal sole, soffrendo oltre il trapazzo lo stimolo della sete, impossibile a soddisfare.
Parecchi si sbandarono in diversi punti di quelle campagne, e Pentidattola, Montebello, Chorio, videro costoro, che in quei momenti cangiavano volențieri la camicia rossa con un costume contadinesco.
Cessato il pericolo, gli ufficiali garibaldini duraron fatica a raccogliere i militi dispersi, e perchè mancanti specialmente di vitto dovettero costringere quei naturali a provvederli d’ogni cosa colle buone o colla forza, obbligarono quei del comune e diversi particolari a prestarvisi per requisire carri, cavalli, e denari coll’aiuto del percettore, come anticipo di fondiaria. Nè altrimenti praticarono il dì seguente, già partito il Dittatore, i garibaldini di Missori rimasti a Melito.
In quel giorno stesso s’avvicinò a quella spiaggia il Carlo Alberto allo scopo di salvare il Torino, che con sua sorpresa rinvenne distrutto, e invece Della Mantica si trattenne onde appurare i particolari dell’eseguito sbarco, i danni prodotti dai regi legni, e accertarsi dello spirito del paese.