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XV
L’annunzio del verificato sbarco di Garibaldi, produsse un certo allarme in città, giacchè destava speranze nei suoi partigiani, che teneano certo il buon successo della rivoluzione, timori nei devoti alla casa Borbone, che dai fatti di Sicilia, e dall’aspetto delle preparate cose militari in Calabria prevedevano sciagure, timori infine negl’indifferenti, ed erano i più, che in caso di conflitto temevano la prepotenza soldatesca, essendosi, ad arte, fatta spargere la voce, che i soldati, vincendo, avrebbero dato il sacco alla città. Sicchè per le strade si vedeva un affacendarsi di gente dalle varie espressioni, secondo i varï sentimenti dell’animo, che ciascuno nutriva, chi pensava a rifugiarsi nelle vicine campagne, chi a nascondere gli oggetti di più valore, e chi a sorvegliare le mosse delle regie milizie per tenerne informato il dittatore. E tutti poi temevano danni dal castello, e dalla cooperazione della regia squadra in caso di conflitto, percui si pensò d’inviare una deputazione a Salazar, onde pregarlo a rispettare la città. Dapprima s’invitò per tal missione il nipote di lui, che copriva alta carica amministrativa, e al suo rifiuto, gli si presentò l’Intendente della Provincia sig. Bolani, a capo di altri tre cittadini del paese, egli li accolse con ogni cortesia, e pro-