Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/106

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revagli perfino che la memoria di Laura fosse estranea a quella confusione.

Finalmente apparve l’alba sospirata, e siccome il convoglio per Milano partiva di buon ora, Ermanno si alzò tosto. La madre gli aveva fin dalla sera precedente preparata la malla, per cui allo spuntar del sole il nostro giovinotto era pronto per la partenza. — Salutò la madre colla gioia nell’animo dicendole:

— Addio mamma..... a rivederci presto.

— Non prenderti troppa premura, rispose ella, divertiti fin che puoi. Nella giornata passerò ad avvisare i tuoi allievi della tua partenza. — Scrivimi una parola se ti fermerai più d’una settimana..... Abbi riguardo alla tua salute.....

— Non dubitare; addio.....

E baciandola in fronte Ermanno se ne andò alquanto commosso. Per via era agitato da molti pensieri, e camminava senza quasi avvedersene; parevagli di essere in mezzo ad un sogno, ma frattanto era giunto alla stazione, e la chiamata della campanella lo persuase della realtà. —

Non staremo certo a narrare l’emozione del viaggio. — Ognuno può facilmente immaginarsi, che per quanto veloce procedesse il convoglio non si appagavano punto le esigenze di Ermanno che era in preda all’impazienza. Affacciato alla finestra, respirava l’aria fresca del mattino e dappoichè le mura di Brescia erano scomparse, egli rivolse lo sguardo sulla direzione di Milano anelando di giungervi presto.

Giammai in vita sua egli fu tanto contento. Il cielo gli pareva più bello, l’aria più pura, la terra più ridente; il panorama dei bei paesaggi che sfilavano innanzi agli occhi suoi, aveva un’espressione giubilante, e sembravagli che tutta la natura sorridesse salutandolo con felici augurii. — Dopo un viaggio di qualche