Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/161

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io in piedi a te d’accanto, ti contemplava collo sguardo, ed ammirava col cuore....

«Là tu mi sorridevi stendendomi la mano che io premeva fra le mie senza trovare una parola che ti dicesse tutta la mia gioia, tutto l’amor mio. — Oh! pensa Ermanno, pensa come me a quegli istanti passati così rapidamente, e dimmi se non ti senti nell’anima un sussulto di felicità pari alla mia.

«Non dubitare di me, mio caro, non reputarmi tanto leggera da credere che al primo volger di vento io possa menomamente obliarti. Chi ti conosce come io ti conosco, non potrà a meno di amarti, e per sempre. — Feci più volte l’esame della mia coscienza, ed alla notte quando l’immagine di te viene a carezzarmi la mente, penso a’ tuoi dubbi sulla mia costanza, e ponendomi la mano sul cuore come per interrogarlo sulla durata del mio affetto, egli mi risponde palpitando: Sempre. Sì mio amato, sempre, nè accadrà mai che per un solo istante io possa dimenticare che tu sei per me la persona più cara di questo mondo.

«Ed è vero che vi siano donne capaci di mutar sentimenti ad ogni tratto?.... Non lo credere, è una calunnia: le donne che tradiscono la fede non possono amare. — Io guardo il cielo, il sole, le stelle, e dovunque incontro il tuo mesto sorriso; ogni alitar del vento, ogni folata dell’aria, mi porta all’orecchio il tuo nome.

«Talora passeggiando in giardino, vedo un fiore che si dondola leggermente agitato dallo zeffiro; lo guardo, lo fisso, e sembra ch’ei m’inviti a coglierlo dicendomi: vieni Laura, vieni a recidermi per lui, ed allora corro, schianto il fiore, e lo bacio. — Tuttociò che faccio e dico, parmi che sia a te diretto; alla sera prima di mettermi al riposo, mi aggiusto i capelli senza saperne il perchè, mi alzo alla mattina ed indosso quella veste bianca che ti piace tanto.