Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/176

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 170 —

spero non ne terrà calcolo il cielo. La mamma mi vide al collo la tua medaglietta: chi te l’ha data, mi chiese — io era davanti allo specchio, e mi vidi venir rossa per la confusione, perchè fui colta troppo di sorpresa. Non mi passava in mente neanche il nome di una qualche amica; infine mormorai: Letizia, ma colla timidezza di chi è persuaso di non essere creduto.

«Il cuore mi batteva tanto forte da togliermi financo il respiro; e perchè poi? Se anche avessi detto alla mamma che quella medaglia era una tua memoria, sono certa che non le avrei fatto dispiacere, ed in confidenza, credo che ella sospetti alcunchè del nostro amore. — Non me ne tenne mai parola, ma io indovino tanto bene dal suo volto ciò che le passa nell’animo, che giurerei di non errare.

«Ti assicuro, mio Ermanno, che non mi preoccuperei per niente, se il nostro secreto venisse scoperto; il tuo amore m’infonde tanto coraggio, che mi sento orgogliosa di possederlo, e colla massima compiacenza volgendo uno sguardo alla turba dei giovinotti eleganti, non ne trovo uno che s’uguagli menomamente a te....

«Ma io parlo, parlo e forse troppo, perchè tu avrai bisogno di calma.... Oh la cattiva ciarliera che io sono! Per dirti tutte queste fanciullaggini, scordava quasi il tuo male, e comincio a credere che se fossi al tuo capezzale ti sarei poco giovevole. Compatiscimi mio caro, e procura di guarir presto. — Ricordati che io conterò i giorni, l’ore, i minuti sempre anelando ad una tua parola apportatrice di buone nuove, e che non avrò più pace finchè non mi verrà una tua lettera.

«Addio, a domani.

Laura».