Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/182

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«Adorata creatura, leggiadra come visione celeste, superiore ad ogni concetto che mente umana possa formarsi della bellezza, lascia che qui dalla mia solitudine, col più santo entusiasmo ti dica che fra le tue braccia ritrovai l’obblio a tutti i mali dal passato, il conforto per quelli dell’avvenire.

«Non è vero no che l’uomo sia tutto di materia, non è vero che le sue gioie come i suoi dolori abbiano un limite ristretto a questo meschino pianeta che è la terra; ci sono dei momenti in cui lo spirito umano esce dagli stretti confini del noto, ed erra nell’immensità dell’ignoto, ne sente il mistero senza comprenderlo; ma in quell’istante qualche cosa di più che non una macchina di carne, agisce e pensa. — Quel fremito misterioso non è più un’emozione meccanica, ma la luce di una scintilla divina.....

«La memoria di quel giorno mi seguirà lo sento, fino all’estremo di mia vita, ed è perciò che non cesserò mai di benedirti ed amarti. — Te lo giuro col cuore commosso, o Laura, io spero nell’amor tuo, credo alla tua fede perchè in quel momento di abbandono soave, mi apparisti qual sei, un’angelo del paradiso.

«Non ripeterò nè le gioie della mia dimora costì, nè il dolore della nostra separazione; c’è da venir pazzo ripensando a tutto ciò; una sola cosa ti dico che ti farà gran piacere, ed è che sebben lontana, mi sembra d’averti qui presso di me nei momenti appunto che abbisogno della tua immagine. Io posseggo un secreto, mercè cui posso riprodurre l’espressione tenera del tuo sguardo.

«Il tramonto co’ suoi raggi d’oro, è pur sublime! Tutta natura si pinge di quei colori morbidi vellutati che i pittori chiamano tinte calde; e tiepide invero esse sembrano, tiepide e voluttuose come il bacio di