Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/196

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«Per buona sorte fu maggiore la paura del danno, però un tale avvenimento poteva aver serie conseguenze.

«Del resto mi sono molto divertita; non dimenticherò mai più le belle sere passate a Firenze, quel cielo sereno, quell’auretta molle, mi lasciarono una cara rimembranza.

«Al mio ritorno, papà e mamma avevano già lasciato la campagna, epperciò mi diressi a Milano. — Voleva scriverti subito le mie impressioni di viaggio, ma ebbi tanto da fare, tante visite da restituire che me ne mancò il tempo.

«Scrivimi tu, e lungamente, così passerò qualche ora lieta colla tua lettera. —

Addio abbiti i saluti della tua

Laura».


Era troppo! Una tal lettera indignò giustamente Ermanno, che senza frapporre indugio, e colla rabbia in seno, subito rispose a quella lettera umiliante in questi termini:

«No madamigella, non doveva rompere il ghiaccio di un silenzio che nascondeva una voragine senza fine; chissà che la ruggine del tempo non avesse consumato il mio rancore, ed al nostro primo incontro, avrei potuto mostrarle un volto sereno, senza che il mio labbro tentasse un rimprovero. — Ma vivaddio mi si tasta troppo presto una ferita ancora aperta perchè io non debba trarne lamento. — Creda pure madamigella, ella mi scrisse troppo presto.

«Credeva forse la signorina che bastasse il dirmi che a Firenze la luna era chiara, la brezza molle, il