Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/198

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 192 —

e farsi mollemente cullare dalle onde. — È naturale, non è colpa sua se il tempo volava tanto rapido da non permetterle di mandare un saluto a quel povero diavolo che ebbe la disgrazia di sperarlo!....

«Seppi subito il di lei ritorno da Firenze. Venti volte la penna mi venne fra le mani per scriverle, e sempre ne abbandonai l’idea. — Cosa avrei potuto dirle?.... Ella taceva, segno questo che aveva tutt’altro per la mente, ed io colla mia lettera avrei forse sturbate le dolci reminescienze del viaggio.

«Glie lo confesso, aveva deciso di non più scriverle..... mai più. Non ci voleva meno di una sua lettera per rimettermi la penna fra le dita, ed ecco che violando ciò che mi ero promesso, le scrivo ancora una volta..... sarà l’ultima? lo ignoro, ciò non dipende da me; è certo che io ho duopo di calma, che mia cura principale si deve essere quella di evitare ogni commozione che potrebbe aver funeste conseguenze, e non correr dietro al turbine di false lusinghe, sognar chimere per poi destarmi nello scoraggiamento coi dolorosi avanzi di poche illusioni svanite. —

«Posso essere ancora in tempo per non disperare, e sono certo che la mia stessa Laura vedrà che a ragione mi appiglio ad energica risoluzione.

«Non so se questa lettera avrà come le precedenti alcuna influenza sull’animo suo; riuscirò forse con inutili lagni ad annojarla; ma più di tutto la prego di risparmiarmi un sorriso di compassione caso mai le venisse spontaneo sulle labbra. — Io lo so, in certe condizioni si leggono ridendo quelle parole che altra volta ci strappavano lagrime, ma io scrivo col cuore troppo straziato per meritarmi un motteggio.

«Povero sogno! Fu vera fortuna la sua brevità; il mattino non è lontano; al sorger del sole svaniscono le dubbiezze della notte, e si tronca la trama