Pagina:Calani - Il Parlamento del Regno d'Italia, vol 2.pdf/115

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Nè vi ha luogo a temere che dovendo parlare di un personaggio vivente ci lasciamo guidare dalle passioni del cuore umano, non facili a frenarsi quando il soggetto delle nostre meditazioni vive al par di noi e potrebbe da sè stesso giudicare delle lodi o dei biasimi che gli si compartiscono. Avvegnacchè Ruggero Settimo sia lungi dalla patria da 11 anni ed a noi non fu dato sinora la fortuna di conoscerlo; egli è lontano e non prende più parte agli avvenimenti politici, mentre da un altro lato le idee da lui rappresentate sono cadute per non più risorgere, sicchè van comprese soltanto nel campo delle memorie e delle tradizioni.

Che più? Dio conceda all’uomo dell’antica Sicilia ancora lunghi giorni d’esistenza; ma i suoi antichi principi sono ormai dominio del passato, ed alla storia è permesso di occuparsene. Ben è vero che spontaneamente ha egli or dato il suo voto favorevole all’annessione, plaudendo all’unità della patria; ma la sua età, pur troppo avanzata, e nello stesso tempo la mal sicura salute gl’impediscono di prender parte attiva alle presenti vicende d’Italia; è quindi forza conchiudere, che, se d’oggi in poi avrà il biografo a segnare una serie d’onori dalla nazione e dal re conferitigli, lo storiografo deve invece arrestarsi al giorno del plebiscito, quando il semplice voto di Ruggero Settimo venne deposto nell’urna ed umilmente confuso con quello di migliaia di oscuri cittadini.

Il mondo che ha veduto in lui la personificazione della perseveranza, della purità e del disinteresse, riconoscerà giusto senza dubbio l’amore che gli nutre il popolo di Sicilia, accresciuto vieppiù dal segno di rispetto che han voluto professargli ultimamente il campione d’Italia, Giuseppe Garibaldi, il ministro della nazione, il conte di Cavour, e il capo di noi tutti, re Vittorio Emanuele.

Egli nacque a Palermo il 19 maggio 1778, allorchè ancora l’aristocrazia feudale non era stata scossa dalle sue fondamenta da’ principi che germogliarono in Francia poco più di dieci anni dopo, irrorati dal sangue immenso che si versò nell’89.