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veramente pieno d’ardore. Bisognava dar saggio alle troppe degli eserciti alleati ehe gl’italiani erano degni di star olro a fianco, e che le disfatte di Custoza e di Novara dovevano piuttosto essere a attribuite alle fatalità che a mancanza di coraggio e di disciplina. Bisognava dare un nuovo e glorioso battesimo alla bandiera tricolore fregiata dello scudo di Savoja, bisognava insomma mostrarci degni anche pel vigore e la maestria dell’armi, come già ci mostravamo tali pel senno dei nostri governatori e de’ nostri legislatori, di assider al gran banchetto delle nazioni.

Il Lamarmora non era uomo da venir meno all’importanza dell’alto incarico che gli era affidato, e si può dire senza ombra di adulazione ch’egli ne adempiè in ogni occasione tutti gli obblighi con pieno soddisfacimento della nazione. Egli comprese che perchè quello sforzo, quasi gigantesco pel piccolo Piemonte, e che costava certo non lievi sacrifizi, potesse partorire tutti i grandiosi resultamenti che quel gran genio del conte di Cavour aveva preveduti doverne arrivare per l’avvenire della penisola, era di mestieri che il generale in capo dell’esercito italiano valesse ad inalzarsi e a conservarsi a quell’altezza che lo ponesse a livello degli altri generali in capo, come più tardi il rappresentante della Sardegna al congresso di Parigi si poneva a paro dei plenipotenziari delle grandi nazioni. Nè fu agevolissimo dapprima il compito del generale Piemontese, in quanto che il generalissimo inglese aveva in certa qual guisa considerato il corpo d’armata sardo come un soccorso a lui specialmente inviato, e sembrava disposto a volerla veder dipendere dai suoi ordini immediati. Ma il Lamarmora seppe rivendicare la propria indipendenza e colla sua fermezza e colla dignità che gli è propria si fece ammettere nei consigli dei generalissimi delle armate alleate, ed in quelli discusse qual sarebbe stato il posto più conveniente al rinforzo ch’egli guidava, e si fu anzi sulla sua proposta che gli fu concesso quello di Kadikoc, posto di molta importanza. Noi non parleremo dell’eroismo ch’ebbero a dispiegare i nostri soldati alla battaglia della Cernaja, solo diremo che si deve in