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com’egli era nel 1851 a Genova a sorvegliare alcuni lavori di fortificazione, lasciò andarsi a parlare alquanto liberamente; del che i suoi superiori, ai quali le parole del giovine ufficiale furono riferite, tanto s’insospettirono e s’indignarono, che il Cavour fu rilegato entro il forte di Bard.

Ma poco vi stette, che il padre gli diè il desiderato permesso di offrire le proprie dimissioni, talchè in breve fu libero appieno, e potè abbandonare un paese in cui si scrutava perfino il pensiero onde incolparlo.

«Dimorò egli a lungo in Inghilterra, dice il Bonghi nella biografia che ci ha dato dell’illustre uomo di Stato, ed ivi, alla maniera dei nobili inglesi, s’educò a forti studi senza chiudercisi dentro e ricusare le distrazioni della vita e i sollazzi del mondo; contrasse amicizie potenti, e soprattutto un affetto, un’ammirazione non solo per le istituzioni inglesi, ma per il concetto inglese della libertà, ch’è il vero. Giacchè in Inghilterra non s’intende la libertà come in Francia, dove basta perchè si sia liberi che il ministero deva proceder d’accordo colla maggioranza dei deputati spepiti a Parigi da una maggioranza più o meno grande d’una classe più o meno larga di elettori; quantunque la mano dello Stato continui a comprimere e reggere del pari la vita dei comuni, delle provincie, degli individui, del commercio, dell’insegnamento. In Inghilterra invece la società stessa è libera e lasciata padrona di sè; l’individuo, da solo o associato con altri, v’ha pienissimo il giuoco delle facoltà sue, e la società è libera non solo perchè il governo ha d dare ragione di sè ai deputati, ma perchè l’azione sua non si surroga a quella di un’altra forza sociale. E questo fu poi il concetto di libertà che il conte di Cavour portò, a suo tempo, al governo; quantunque sin oggi le questioni, ora di finanze, or di politica, gli abbiano preoccupato l’animo, ed impedito di attuarlo in altro che nelle sue conseguenze economiche.

«E questo suo amore dell’Inghilterra non fu poi una delle sue minori colpe agli occhi del partito democratico e del retrivo nel Piemonte, quando egli ritornato in patria, cominciò a prender parte alla vita politica e ad ascenderne uno dopo l’altro i gradini.»