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GIUSEPPE BRUNO


deputato.


È siciliano, rappresentante del collegio di Nicosia. Uomo della maggioranza sul bel principio, poco a poco è divenuto dell’opposizione, talmente che anche nell’ultima occasione di dare o rifiutare il voto di fiducia al ministero Minghetti ei si fu nel numero della minoranza che lo negò. Non manca di una certa facilità d’improvvisazione, ma ha poca connessione d’idee, mentre si lascia con troppa agevolezza trasportare dalla foga inconsulta del suo dire. Se volessimo assegnargli un posto nella Camera, noi sapremmo, e crediamo ch’egli neppur sappia con chi sia solidale o divida la responsabilità di un concetto e di un indirizzo politico.





Appartiene ad antica famiglia che risiedè a Catania talvolta, tal altra a Messina e a Ragusa, ricca di censo ed esercitante nell’isola una meritata influenza. Animata mai sempre da sentimenti patriotici, questa famiglia fu come di ragione perseguitata dai Borbonici, e il padre di colui, di cui ora facciamo discorso, si sottrasse a stento a gravi vessazioni coir allontanarsi dal proprio paese, e far lunghi viaggi all’estero. Il giovine Corrado nel 1848, sebbene contasse appena l’età di 21 anni, fu eletto a membro del Parlamento siciliano. Nel 1860, sbarcato Garibaldi nell’isola, egli fu dei primi a recarsegli incontro e ad offrirgli ogni sorta d’ajuto. Redenta che fu dal giogo dei Borboni la Trinacria, il governo dette al Donnafugata il reggimento della provincia di Noto, ch’ei tuttavia non tenne a lungo, non avendo potuto conseguire che il