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«Il passato di La Farina e le sue personali qualità, l’ingegno pronto, il cuore ardente di amor di patria, la parola facile e feconda, l’animo risoluto ed intrepido fanno fede a tutti ch’egli era serbato ad avere maggior parte nell’opera che ci resta a compiere della emancipazione delle provincie Venete e del riacquisto della nostra capitale.

«E però il lutto della patria è da tutti profondamente sentito; e a me duole che l’amarezza di si grave e recente perdita non consente di deporre sul suo feretro una corona di lodi che sia più degna di lui. Quando, or volge l’anno, io ritrassi il piede dalla tomba in cui era disceso, non credeva essere serbato al mesto officio che ora compio con affetto di amico più che con talento di oratore.»




LEOPOLDO GALEOTTI


deputato.


È nato a Pescia di nobile famiglia devota ai principi già regnanti in Toscana. Ha fatto brillantemente gli studi legali nell’Università di Pisa, quindi si è avvocatato in Firenze, ove ha posto stabile domicilio, ad esercitare la professione. Benchè Firenze sia una di quelle città in cui gli avvocati, e i buoni avvocati abbondano piuttosto che no, l’arte del ben dire sembrando quasi un privilegio esclusivo de’ Toscani, tuttavia il Galeotti non tardò gran tempo ad esser notalo come uno tra i più capaci e i più diserti.

Ben presto le vicende politiche del 1848 diedero agio al nobile pesciatino di mostrarsi scrittore arguto ed elegante, uomo politico avveduto e sapiente. Inviato dalla città nativa a sedere nella qualità di rappresentante nell’Assemblea toscana, ebbe posto importante nei lavori e nelle discussioni di essa, seguendo quel partito alla cui testa si trovavano gli uomini i più assennati ed onesti dell’Atene italiana.