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esterrefatto dai rumori e dalle reclamazioni dei suoi colleghi, il Michelini piega il capo, e si riduce a rinunciare alla parola, convertendo così in applausi i mormori di disapprovazione e d’impazienza della Camera. Possiamo asserire che nè il Minervini, nè il il Sineo, nè il Sanguinetti hanno mai avuto tanta longanimità.

Del resto non vogliamo con tutto ciò togliere al Michelini i meriti ch’egli ha, meriti che consistono in un patriotismo dei più esperimentati, in molta pratica delle cose parlamentari, e nelle altre prerogative, che appartengono ad uomo ben nato ed istruito, quale egli appunto si è.




MENICHETTI TITO


deputato.


È uno dei toscani, inviato alla Camera da un collegio della provincia nativa; ha preso poca parte ai lavori del Parlamento, assistendo assai di rado alle sedute pubbliche, e meno ancora alle discussioni negli uffici. Nelle rare volte che gli è accaduto di prendere la parola, si è mostrato assai dotto, sopratutto nelle materie giuridiche, e dicitore assai facile, se non diserto. Non abbiamo altro da aggiungere intorno a questo deputato, se non ch’egli, come il Malenchini e altri Toscani già da noi citati, si è distaccato dalle file della maggioranza ex-cavouriana per congiungersi al partito del centro sinistro.




MORDINI ANTONIO


deputato.


È toscano egli pure ed ha fatto studi legali, sebbene non abbia mai esercitata la professione. Giovine, si associò a quella riunione segreta, fomentata e capitanata dal grande agitatore Giuseppe Mazzini, il quale