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sia ad un tratto, di mezzo a gente che lo guarda piuttosto in cagnesco che no (qui noi alludiamo. ben inteso, ai suoi colleghi della sinistra) e colla quale francamente non possiamo credere gli sia piacevole l’imbrancarsi.

In Italia abbiamo povertà di personaggi; e per carità di patria, lutti quelli che si sentono da qualche cosa dovrebbero fare in modo da sciorsi da lutti quei legami, più o meno immaginari, che loro impediscono di adire al maneggio della faccenda pubblica.





È nato in Piemonte ed è allievo dell’Accademia militare di Torino, uscito dalla quale col grado d’ufficiale, è entrato nello stato-maggiore generale dell’armata.

Ha servito con distinzione durante la campagna d’Italia nel 1848, e in Crimea nel 1854. — Il generale La-Marmora, accettando il portafogli della guerra, lo chiamò al posto di segretario generale nel quale rimase fino a che il La-Marmora restò ministro.

Eletto deputato, fu promosso al grado di generale di brigata dopo la campagna del 1859.

Il Rattazzi, incaricato dal Re della formazione del ministero, poi che il gabinetto presieduto dal barone Ricasoli ebbe date le sue dimissioni, chiamò alla testa del dipartimento della guerra il generale Petitti, che non vi fece, nel breve spazio di tempo rimastovi, cattiva prova.

La misura da esso presa, od almeno accettata, della fusione dei quadri dell’armata meridionale in quelli della regolare, dette troppo felici risultamenti perchè non abbiasi a vivamente approvare.

Il generale La-Marmora, incaricato a sua volta dopo i funesti casi di Torino, della formazione di un gabinetto, ha chiamato a farne parte il suo antico segre-