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tario generale, confidandogli il portafogli ch’egli stesso ha tenuto per così lungo tempo.

Il generale Petitti, promosso recentemente a luogotenente generale, prende di rado la parola nella Camera, ed anzi lo fa soltanto quando vi è costretto da qualche interpellanza o pel bisogno di dare indispensabili spiegazioni; del che non possiamo certo rimproverarlo.





È del Napoletano. Emigrato a cagione di patriotismo, è vissuto quasi sempre in Francia, ove si è fatto scrittore francese facile e piacevole. Tornato in Italia dopo il 1868, è stato da un collegio delle provincie meridionali mandato a sedere nel Parlamento.

I discorsi da esso tenuti in questo eccitano la curiosità, ed anche spesso le risa, giacchè se, per esser giusti, formicolano di arguzie e di concetti poco comuni, ed anche talora elevati, bisogna convenire che sono i più balzani e i più scuciti del mondo, senza principio il più spesso e senza conclusione.

II suo famoso libro: I moribondi del palazzo Carignano, che confessiamo non aver letto, e intorno al quale per conseguenza ci guarderemo bene dal pronunciare un qualsiasi giudizio, sappiamo avergli attizzati contro gli astii di molti tra i suoi colleghi, cui è sembrato essere stati assai maltrattati e svisali negli schizzi ch’egli ha fatto di essi e delle loro opinioni.

Se avessimo un desiderio ad esprimere, questo sarebbe che il Petrucelli rinunciasse ad occupare nel Parlamento un seggio che potrebbe servire ad un uomo più utile alle pubbliche faccende ch’egli nol sia, e si desse tutto intero a fornire corrispondenze di giornali e ogni sorta di scritto letterario; tutti ne vantaggerebbero.