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pietà noi siamo costretti ricordare gli antichi romani di cui parla Montesquieu, che erano nello stesso tempo militari, politici, legislatori, letterati, e ci diciamo con gioja: no, l’Italia non è degenerata, e di lei non si sono mutate che le forme esteriori. La battaglia di Marsala vale quanto l’aulica battaglia del fiume Alia. — La croce dei Mille e quella di Savoja che splendono sul petto di Braico hanno la stessa significazione dell’alloro che cingea le fronti dei vincitori romani.




RATTAZZI commendatore URBANO

deputato

presidente della camera elettiva.


Pochi uomini come questo di cui imprendiamo a discorrere, ebbero a sperimentare nella loro vita politica più ostinati assalti per parte dei loro avversari e difficoltà maggiori nell’esercizio del potere. E pur tuttavia pochi com’egli poterono uscire da siffatta prova, mantenendo tanta autorità di nome. Se talvolta le circostanze gli furono avverse, se tal fiata i suoi oppugnatori parvero nei risultati aver ragione, non è men vero che ad ogni succeder di crisi gli sguardi si portarono e si portano a lui aspettandone un utile consiglio, se non una cospicua partecipazione al governo della pubblica cosa.

A lui s’imputò la sciagura di Novara, a lui le male riuscite elezioni del 1857, a lui la ritardata annessione dell’Emilia e della Toscana, a lui il voler emulare e contrastare Cavour; lo si giudicò sofista di appena mezzana cultura, di poco larghe vedute; lo si pretese abusatore dei pieni poteri nel 1859, lo si disse fautore di un’opposizione taccagna, sterile, inspirata solo da ambizioni personali. Che non si disse altro di lui? Eppure svolgendo le pagine della nostra istoria di questi ultimi tredici anni, trovate il suo nome accoppialo ai più importanti episodi della nostra vita libera, lo vedete quattro volte ministro, e per due volte anzi vero capo del gabinetto; lo vedete due volte presidente