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ed essersi apertamente dichiarato impossibilitato a sedere ancora nella Camera attuale, s’indusse a ripresentarvisi essendo stato rieletto dal collegio di Salerno per sostenere in seno a quella l’opportunità dell’adozione della Convenzione stretta dal Governo del Re con la Francia il dì 15 settembre.

Il Nicotera, senza essere a rigor di termine un ora tore, è tuttavia un parlatore pronto ed esprimente con sicurezza quanto gli talenta di dire. Il suo tono di voce è omogeneo, e il suo porgere non è virulento ed aspro come quello di taluni de’suoi confratelli della sinistra; ciò non gl’impedisce tuttavia di far dell’opposizione spinta e di proporre blandamente le misure le più radicali e sovversive.

Non appena saputasi a Napoli la notizia della Convenzione e i casi di Torino, che si organizzò in quella grandiosa metropoli un meeting de più solenni, e del quale s’intese con qualche meraviglia essere stati promotori i membri dei partiti i più opposti che, dimesse anzi del tutto in quell’occasione le ire e le avversioni di parte, si fusero nell’intendimento di appoggiare l’adozione di un patto mediante il quale si affrettava lo sgombro delle truppe Francesi da Roma.

Lo spirito di conciliazione mostrato dal barone Nicotera in questa circostanza gli fa il più grande onore, e palesa com’egli nelle occasioni solenni in cui le sorti della patria sono in giuoco, sappia e voglia intender ragione e non ispinga lo spirito di cóterie fino al punto da indursi a respingere un provvedimento saggio ed utile, dal quale possono emanare le più favorevoli conseguenze pel paese in un avvenire che non saprebbe esser lontano, perchè quei provvedimenti sono proposti dai propri avversari politici.

Il bene della patria, avanti le meschine soddisfazioni personali, ecco il principio in virtù del quale il Nicotera ha fatto atto di abnegazione, che se per avventura gli varrà il raffreddamento di taluno dei suoi colleghi dal lato in cui siede nel Parlamento nazionale, gli ha già guadagnato e gli guadagnerà in progresso di tempo la stima e l’affetto di quelli che oggi quasi non possono più dirsi suoi avversari politici, e