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il grande atto, di cui s’ebbe anzi l’incarico di redigere il preambolo.

Chiamato a senatore e a vice-presidente del Senato, dal momento della creazione delle due Camere, il marchese Alfieri tornò agli affari dopo l’armistizio Salasco, qual presidente del Consiglio de’ Ministri.

Date le sue dimissioni, prima della riapertura delle Camere, rientrò qual vice-presidente al Senato, nel quale, allorchè il barone Manno passò a presiedere la gran Corte di cassazione, ei fu nominato presidente.

Da quel momento in poi, sebbene in varie occasioni siengli state fatte vivissime istanze onde accettasse un portafogli, il marchese Alfieri ha rifiutato ognora di tornare al ministero, confermato, altronde, sempre dal monarca nell’elevato suo posto di presidente del Primo Corpo dello Stato.

Qual premio d’una vita intemerata, feconda, e tutta spesa a prò dell’umanità e della patria, il Re, due anni addietro, conferì al nobile Marchese il collare dell’Ordine supremo della SS. Annunziata.





Figlio all’illustre personaggio di cui abbiam fornito qui sotto i cenni biografici, il conte Carlo è nato in Torino nel 1827, e quivi ha fatti i suoi studi. Seguendo l’efficace esempio portogli dal suo nobile padre, egli ha compreso di buon’ora che per occupare un posto distinto nell’odierna Società, non bastano nè gli aviti censi nè i fasti aviti, ma ch’è d’uopo possedere un valor personale.

Dotato di non comune ingegno qual è, ei s’è lan ciato arditamente, ventenne appena, nell’arringo politico, e in quella giovanile età ha pubblicato scritti (quali il suo saggio politico, intitolato: Riforma e Rivoluzione, Statuto e Repubblica, e il suo discorso in torno al deputato professor Demaria), che rivelano un