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lena, per opera della gentile signora baronessa Brenier, consorte al ministro francese in Napoli, fu restituito alla sua famiglia in Palermo.

Quivi egli dimorò nel ritiro e nella solitudine degli studi fino all’alba del 27 maggio, quando Garibaldi entrò, con ardimento di cui non fornisce esempio la storia militare, aprendosi un varco sanguinoso fra le schiere borboniche, nella generosa capitale della Sicilia.

Si dette allora premura l’Ugdolena di accorrere a stringer la mano al prode liberatore, e dietro le istanze di questi, e sotto i di lui ordini, entrò a parte del governo della Sicilia, funzionando da segretario di Stato nel primo ministero nominato dal dittatore, pel dicastero dell’istruzione pubblica e del culto, la qual carica egli lasciò per ragioni di prudenza una volta che venne al potere un partito che osteggiava la politica da lui seguita, tornando indi a poco a capo del medesimo dicastero, quando il pro-dittatore A. Mordini ebbe in mano le redini del governo. Durante tutto il tempo in cui l’Ugdolena fu ministro dell’istruzione pubblica nell’isola si applicò per quanto gli fu possibile a introdurre colà le leggi piemontesi in materia e provvide onde lutti quegli ammegliamcnti che era possibile in quel breve spazio di tempo introdurvi, lo fossero colla maggior cura e sollecitudine che impiegar si potesse.

II plebiscito del 51 ottobre, e l’accettazione che il re Vittorio Emanuele fece di quello addì 2 dicembre, pose fine al governo provvisorio della Sicilia; l’Ugdolena, allora, ritiratosi dai pubblici affari, si vide eleggere deputato al Parlamento nazionale dal collegio di quella stessa Marsala che per la prima aveva avuto la fortuna di salutare il liberatore dell’isola.

Il nostro protagonista, in più e varie occasioni, pubblicò memorie, orazioni ed elogi che meritano senza alcun dubbio un’onoranda menzione in questi suoi cenni biografici. E fra tali scritti che per la natura loro non sono per lo più destinati a rimanere, ci giova ricordare l’orazione dall’Ugdolena proferita in occasione della benedizione impartita alle bandiere nazionali il 5 febbrajo 1848 nel duomo di Palermo, e due elogi