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Angelica Kauffmann. 203


e da Gessner, e contraccambiò i versi col dono di suoi dipinti. Morto il falso conte di Hom, ella sposò a Londra (14 luglio 1781) il pittore veneziano Antonio Zucchi. Cinque giorni dopo celebrate le nozze partirono per Ostenda. A Venezia dipinse per un inglese La morte di Leonardo spirante fra le braccia di Francesco I, favola ora reietta. Rivide Napoli, e tornò a Roma, vera sede della pittura in quel tempo. Ella piacque senza fine a Giuseppe II, che si trovava allora colà; volle avere alcun lavoro di lei; ella gli destinò Il ritorno d’Arminio, vincitore delle legioni di Varo, e la Pompa funebre onde Enea onora la morte di Paliante.

Un giorno uno straniero avendo chiesto ad Angelica un dipinto non troppo pudico, ella rappresentò una ninfa che, sorpresa nel momento di svestirsi, si ammanta in fretta d’un velo bianco. Così salvò il pudore e contentò lo straniero. Nel 1795 morì lo Zucchi. — Ebbe anche danni nelle facoltà. Venuta l’occupazione francese, si disperava di avere ad essere distratta dagli alloggi militari. Il generale Lespinasse la esentò, ed ella volle fare il ritratto di lui.

Ella scriveva le riflessioni che le venivano mentre era in sul lavoro. In uno di questi fogliolini, datato del 1801, si legge: «Un giorno che io trovava difficoltà ad esprimere quanto io sentiva nella testa di Dio Padre, dissi tra me: Io non voglio tentare di rappresentar cose superiori all’immaginazione umana, e serbo questa impresa pel momento in cui sarò in cielo, se pure in cielo si dipinge.» — Ella era onorata dai migliori e dai più grandi. Ma la sua salute scadeva, e il 5 novembre 1807 morì d’una malattia di languore, e l 7 fu sepolta a Sant’Andrea delle Fratte.