Pagina:Camerini - Donne illustri, 1870.djvu/142

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134 Donne illustri.


dear picture, che per una specie di superstizione io non voleva mettere nel mio carcere; ma perchè negare a me stessa questa soave imagine, debole e prezioso compenso della presenza dell’oggetto? Essa è sul mio cuore, celata a tutti gli occhi, sentita a tutti i momenti, e spesso bagnata dal mio pianto. Sì, io sono compresa del tuo coraggio, onorata del tuo affetto, e gloriosa di tutto quello che l’uno e l’altro possono inspirare alla tua anima altera e sensibile.»

La Roland dopo un processo irrisorio fu condannata al patibolo. Nella lunga via che fece per giungervi fu, non solo animosa, ma ilare. Con le sue graziose parole fece sorridere alcuna volta il Lamarche, che l’era compagno alla morte, abbattuto e invilito. Ella ottenne dal carnefice di potergli cedere la mano; e ucciso lui, mentre la adattavano alla ghigliottina, scorse un’imagine colossale della libertà, statua di gesso e di terra, messa su per la festa del 10 agosto, e sclamò: «O Liberté! comme on t’a jouée.» Quando il coltello dice il Bertin, testimone di veduta, le ebbe tagliato il capo, due getti di sangue enormi rampollarono dal tronco mutilato; il che non soleva accadere; le più volte la testa cadeva scolorata, e il sangue, cui l’emozione di quel momento terribile aveva fatto rifluire verso il cuore, sgorgava debolmente o a goccia a goccia, ond’ella morì nell’esaltazione della vita. Così i pittori, dice il Dantan, fanno morire i martiri; il sangue s’avventa verso il cielo col loro ultimo pensiero.

Il supplizio seguì l’8 novembre 1793.

Ella lasciò una figlia, per nome Eudora, maritata a Champagneaux, che morì intorno al 1846.