Pagina:Campanella, Tommaso – Poesie, 1915 – BEIC 1777758.djvu/268

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262 annotazioni


come proprio e originale; quantunque sia tutto suo il significato naturalistico e telesiano da lui attribuitogli. Si veda p. e. il proemio della Metaph., p. 2, e cfr. G. S. Felici, Le dottr. filos. religiose di T. C., p. 97.

Espos. — Il libro Contra macchiavellisti è l’Atheismus triumphatus.

N. 8, espos. — Ovidio, Met., 1, 321: «Fatidicamque Themin, quae nunc oracla tenebat»; Sapient. vi, 26: «Multitudo autem sapientium sanitas est orbis terrarum».

N. 9. — Pel De sensu rerum, v. lib. iii, c. 4 e per la Metaph., lib. xi, c. 9, a. 2 e 4. Per Mosé, Deuter., iv, 19.

N. 11. — Giobbe, x, 10.

N. 14. — Cfr. Ath. tr.nota, pp. 92-3, dove la vita umana è definita una commedia di ciechi: «... ludum... coecum, quem vocam coecariam» (reminiscenza, forse, della Cecaria dell’Epicuro, imitata da G. Bruno negli Eroici furori), che si rappresenta nell’universo per volere e diletto dei celesti; e spesso gli uomini mascherati rappresentano parti difformi alla loro natura.

I sonn. 15-17 svolgono questo concetto, di crii non pare ci sia riscontro nella redazione che abbiamo della Metafisica, dal C. citata a p. 25.

1 versi di Dante ( Purg ., vm, 142-8) sono evidentemente riferiti a memoria dal C., che ne cita molto spesso in quasi tutte le sue opere.

Nell’espos. del n. 16 il «vero principe», a cui si allude, è Gesú, che in Giovanni, x, 14-15 disse: «Ego sum pas/or bonus ...et aniniam meam pono prò ovibus meis».

N. 19. — Paolo, Rom., vi, 23; Sapient., 11, 24.

1 quattro sonetti per la morte e la risurrezione di Cristo (un. 1922), trascritti da fra Pietro Ponzio nel suo codicetto, furono scritti probabilmente nella pasqua 1601 (Amabile, Fra T. C., la sua congiura, i suoi processi e la sua pazzia, Napoli, 1882, 11, 288): certo prima dell’agosto di quell’anno, quando tal codicetto fu sequestrato.

Cfr., tra le Poesie postume, i due sonetti a p. 212.

N. 20. — Cfr. lett. a Cristoforo Pflug, in Amabile, Codice, p. 63.

N. 22. — Nel processo di eresia fu deposto che il Campanella una volta ad alcuni frati, che si recavano in chiesa ad adorare il Crocefisso, avrebbe detto: — Dove andate? andate ad adorare un appiccato. — E certo, avverte I’Amabile ( Cong ., 1, 166 n), «una delle sue idee fu sempre il voler vedere nelle immagini Gesti trionfante