Pagina:Campanella, Tommaso – Poesie, 1938 – BEIC 1778417.djvu/66

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60 scelta di poesie filosofiche


che è il senso interno umano; e san Bernardo nella Cantica dice di sé molte sperienze, e l’autor in Metafisica di sé. Poi porta l’esempio d’amor volgare, che, unendo la donna amata all’amante in atto venereo, si dice «buona e dilettosa», non «bella». Poi lo mostra nella melodia, che di fuori è bella, e dentro l’orecchio si dice «soave», perché muove lo spirito, lo purga ed amplifica, e l’invita al moto, sua operazion vitale; ed, al contrario, il sono stridente o grosso lo divide per punta e lacera, o lo sbatte al concavo del cerebro, e si dice «malo», e di fuori brutto. E tutto questo madrigale consiste in quel verso: «Bontá fruisce Amor, bellezza ammira

madrigale 7

D’ogni ben, che conserva in qualche foggia
l’essere in sé, ne’ figli o nella fama,
Beltá il segno si dice: ma la forma
per piú propria beltá si pregia ed ama.
Perché la virtú scuopre, ch’intra alloggia,
come la mole agli usi suoi conforma,
l’avviva e tempra con arte e possanza.
Ma, se mal serve all’uso di chi informa,
come goffo giubbon, fa laido volto,
segnal d’ingegno stolto,
o di poter non molto,
chi non poté o non seppe ben sua stanza
formar; onde è di vita rea speranza.
Ma, s’ella è brutta fuori e bella dentro,
come in Esopo, industria asconde e vita.
Peggio è, se è bello il cerchio e brutto il centro;
pessima è, quando è d’ambi mal fornita.

Dichiara che, quantunque sia beltá segno d’ogni bene, che si conserva o in noi o ne’ figli o nella fama o nella conservazione d’altri, nulladimeno la forma esteriore si conosce tra gli uomini volgari per beltá piú propriamente, parlando secundum nos, non secundum naturam. E rende la causa: perché la forma ci dá avviso della virtú nativa, che fabbricò il corpo e lo avviva, e se lo seppe e puoté