Pagina:Canne al vento.djvu/137

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sollevati verso l’altare cominciò a balbettare confuse parole; grosse lagrime gli cadevano lungo il viso, deviavano verso il mento tremulo, cadevano goccia a goccia fino a terra.


Giacinto lo aspettava sdraiato davanti alla capanna.

Appena lo vide venir su, con in mano il cestino che sebbene vuoto pareva lo tirasse giù verso la terra, capì che si sapeva tutto. Meglio! Così poteva liberarsi d’una parte del peso che lo schiacciava, la più vergognosa: il silenzio.

— Raccontami, — disse mentre Efix sedeva al solito posto senza abbandonare il cestino. — Racconta! — ripetè più forte, poichè l’altro taceva. — Adesso?

Efix sospirò.

— E adesso? Le mie padrone si sono un po’ calmate perchè ho promesso di cacciarti via, intendi? Esse credono che le cambiali son davvero firmate da don Predu ed io non ho avuto il coraggio di dir loro la verità perchè le firme sono false, dimmi, son false, vero? Ah, sì, è vero? Ah, Giacinto, anima mia, che hai fatto! E adesso? Andrai a Nuoro? Lavorerai? Pagherai?

— È tanto.... è una somma grossa, Efix.... Come fare?

Ma Efix gli parlava sottovoce, curvo su lui delirante: