Pagina:Canne al vento.djvu/153

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abbiamo amato? Ma il tempo passa, vossignoria; e il ragazzo diventa strano. Grixenda mia è ridotta a un filo. Egli non vuole che essa esca di casa, che vada a lavorare, e se la trova sulla soglia la fa ritirare, e se Grixenda si lamenta egli dice: — Per te io faccio morir le zie di dolore, zia Noemi specialmente. — Non dice altro, perchè è beneducato e buono, ma queste parole sono come il veleno che corrode senza far gridare.

Diede un gran sospiro e prese un lembo del grembiale di Noemi arrotolandone la cocca fra le dita nere.

— Donna Noemi, vossignoria mia, lei ha il cuore di sua madre. A lei posso dirlo. Quando mio padre mi avvertì: se guardi ancora don Zame ti crepo la pupilla col pungolo, io ho chiuso gli occhi e don Zame da quel momento è stato morto per me. Ma Grixenda non è così: Grixenda non può chiudere gli occhi.

Suo malgrado Noemi si sentiva turbata. La vecchia che arrotolava come una bimba la cocca del suo grembiale le dava tanta pena.

— La colpa è vostra, — disse, grave. — Sapevate vecchia come siete come vanno a finire queste cose.

— Sappiamo, sappiamo.... e non sappiamo mai niente, vossignoria mia! Il cuore non è mai vecchio.

— È vero, questo, — ammise Noemi, ma