Pagina:Canne al vento.djvu/185

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viaggio misterioso e terribile verso il castigo divino. Tutte le grandezze della terra, anche se toccavano a lui, anche se egli diventava re, anche se avesse la potenza di render felici tutti gli uomini del mondo, non bastavano a cancellare il suo delitto, a liberarlo dall’inferno. Come rallegrarsi dunque? E tornò a guardarsi le mani per nasconder l’idea fissa ferma nelle sue pupille. Don Predu riprese:

— Giacinto non tornerà e tanto meno pagherà, te lo garantisco io. Ma ricordati quello che ti dissi mille volte; il poderetto lo voglio io. Pago tutto, io: così vi resta la casa. Cerca tu di convincerle, quelle teste di legno. Io ti tengo al mio servizio.

— Perchè non parla vossignoria con loro? A me non danno ascolto.

— E a me sì, forse? Ho tentato, di parlarne, ma come col muro. Tu devi convincerle, tu, — disse l’uomo con forza, battendogli di nuovo la mano sul ginocchio. — Se è vero che vuoi il loro bene l’unico scampo è questo. Tu devi, è il tuo dovere di aprir loro le pupille, se loro son cieche. Devi, intendi, o no? Hai il verme nelle orecchie?

Infatti Efix aveva preso una fisionomia chiusa, da sordo. Devi?

Minacciava, don Predu? Sapeva qualche cosa, don Predu? A lui non importava nulla, non aveva paura che dell’inferno: tuttavia pensava che forse don Predu aveva ragione.