Pagina:Canne al vento.djvu/208

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l’amore, donna Noemi mia; fa morire. È poca coscienza far morire un uomo....

Allora Noemi rise e i suoi denti intatti luccicarono sino in fondo come quelli d’una fanciulla follemente allegra. Quel riso fece tanto male a Efix, lo irritò, lo rese maligno e bugiardo.

— Eppoi un’altra cosa più grave ancora, donna Noemi! Sì, mi costringe a dirgliela. Don Giacinto minaccia di tornarsene qui.... Intende?

Ella smise di cucire, si drizzò sulla vita, si piegò indietro col viso in aria per respirare meglio: le sue mani abbrancarono la tela.

Ed Efix balzò su spaventato, credendo ch’ella stesse per svenire.

Ma fu un attimo. Ella tornò a guardarlo coi suoi occhi cattivi e disse calma:

— Anche se torna non c’è più nulla da perdere. E non abbiamo bisogno di nessuno per difenderci.


Egli raccolse di terra la viola e andò a sedersi sulla scala, come la notte dopo la morte di donna Ruth. Non si domandava più perchè Noemi rifiutava la vita: gli sembrava di capire. Era il castigo di Dio su lui: il castigo che gravava su tutta la casa. Ed egli era il verme dentro il frutto, era il tarlo che rodeva il destino della famiglia. Appunto come il tarlo egli aveva fatto tutte le sue cose