Pagina:Canne al vento.djvu/214

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 206 —

d’erba e le pervinche fiorivano sorridenti come occhi infantili.

Reti d’acqua scintillavano tra il verde delle chine, e il fiume mormorava fra gli ontani. Qualche carro passava nello stradone, e ad Efix veniva desiderio di chiedere d’esser portato; ma subito se ne affliggeva.

No, doveva camminare per penitenza, arrivare senza aiuto di nessuno.

Questo suo primo viaggio aveva però uno scopo; egli quindi si preoccupava ancora delle cose del mondo, e di arrivare presto e di sbrigarsi: dopo, gli pareva, sarebbe stato libero, solo col suo carico da portare con pazienza fino alla morte.

La prima notte sostò in una cantoniera della valle, ma non potè dormire. La notte era limpida e dolce; sul cielo bianco sopra la valle chiusa da colonne di roccie la luna pendeva come una lampada d’oro dalla volta d’un tempio: ma un uomo malato gemeva nella cantoniera triste come una stalla, e il dolore umano turbava la solitudine.

Efix ripartì prima dell’alba, più stanco di prima. Ed ecco i monti d’Oliena sorgere dalle tenebre bianchi e vaporosi come una massa d’incenso di fronte al rozzo altare di granito dell’Orthobene: tutto il paesaggio ha un aspetto sacro, e il Redentore ferma il volo sulla roccia più alta, con la croce che sbatte le sue braccia nere sul pallore dorato del cielo.