Pagina:Canne al vento.djvu/228

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 220 —

— ora gli darò un po’ di liquore. Mettilo giù, aiutami.

Fu messo giù, ma le goccie d’un liquido verde ch’ella tentò di versargli in bocca sopra i denti serrati gli si sparsero sul mento.

— Pare morto. E tu, non ti muovi? — ella disse all’altro mendicante. — Era malato? Non rispondi?

L’uomo tentò di parlare, ma solo un mugolìo tremulo gli uscì di bocca: poi scoppiò a piangere.

— Va, muoviti, chiama i pastori che stanno lassù nel bosco....

— Dove lo mandi che è cieco? — disse Efix, inginocchiato con una mano sul cuore del vecchio. II cuore sussultava, come tentando ogni tanto di sollevarsi e subito ricadendo.

E l’ombra si addensava rapida; ogni nuvola passando sul vicino orizzonte lasciava un velo, il vento urlava dietro la chiesa, tutte le macchie tremavano protendendosi in là verso la valle, e pareva volessero fuggire, luminose d’un verde metallico, agitate da una convulsione di tristezza e di terrore.

Anche la donna ebbe paura della solitudine e di quella morte improvvisa. Si mise le cassette sul capo e disse:

— Bisogna che vada. Avvertirò il medico, a Nuoro.

Così Efix rimase solo, fra il moribondo ed il cieco.