Pagina:Canne al vento.djvu/239

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e guardavano fisso negli occhi i loro padroni aspettando l’osso da rosicchiare, tutto ricordava la dolce serenità di una scena biblica.

Le donne pietose portavano grandi piatti di carne e di pane ai due mendicanti, e nel sentire il fruscio dei loro passi sull’erba il cieco alzava la voce e raccontava.

— Sì, c’era un re che faceva adorare gli alberi e gli animali: e persino il fuoco. Allora Dio, offeso, fece sì che i servi di questo re diventassero tanto cattivi da congiurare fra loro per uccidere il padrone. E così fecero. Sì, egli faceva adorare un Dio tutto d’oro: per questo è rimasto nel mondo tanto amore del denaro, e i parenti, persino, uccidono i parenti, per il denaro. Così a me, i miei parenti, vedendomi privo di luce, mi spogliarono come il vento spoglia l’albero in autunno.

La gente partì presto e i due uomini rimasero un’altra volta soli nella tristezza del luogo deserto.

La nebbia si diradava, apparivano profili di boschi neri sull’azzurro pallido dell’orizzonte; poi tutto fu sereno, come se mani invisibili tirassero di qua e di là i veli del mal tempo, e un grande arcobaleno di sette vivi colori e un altro più piccolo e più scialbo s’incurvarono sul paesaggio. La primavera nuorese sorrise allora al povero Efix seduto sulla porta della chiesetta. Grandi ranuncoli