Pagina:Canne al vento.djvu/251

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violenti temporali: rivoli d’acqua torbida solcavano le chine, sotto i boschi contorti dal vento, e tutto il monte sussultava per il rombo dei tuoni. Ma i fedeli accorrevano egualmente, salivano da tutti i sentieri tortuosi, da tutte le strade serpeggianti, affluendo alla chiesetta come il sangue che dalle vene va su al cuore.

Da una nicchia di pietre ove s'era rifugiato coi compagni Efix vedeva le figure passare fra la nebbia come sopra le nuvole, e la storia del Diluvio Universale che il cieco giovane raccontava gli sembrava la loro storia. Ecco, alcuni patriarchi s’erano salvati e si rifugiavano sul Monte: venivano su con le loro donne e i loro figli, ed erano tristi e lieti in pari tempo perchè avevano tutto perduto e tutto salvato.

Le donne specialmente guardavano dall’alto dei cavalli, dalla cornice dei loro scialli, coi grandi occhi smarriti eppure a tratti scintillanti di gioia: qualche cosa le spaventava, qualche cosa le rallegrava, forse il loro stesso spavento. E gridi lontani risuonavano fra la nebbia come nitriti di cavalli selvaggi in corsa col vento.

Efix aveva sempre paura d’esser riconosciuto sebbene vestito da borghese e con la barba grigia inspida come una mezza maschera fatta di pelo d’asino: guardava le figure che passavano sul sentiero davanti a lui, se