Pagina:Canne al vento.djvu/259

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Allora il cieco vero si chinò sul cieco finto, e gli chiese a denti stretti, sottovoce:

— Perchè hai fatto questo, fariseo?

— Perchè mi pare e piace.

Efix sorrideva. Il cieco vedeva questo sorriso e se ne esasperava: tutta la sua ira contro il compagno ladro si riversò sul compagno buono.

— Io non voglio più venire con te: piuttosto mi butto per terra e mi lascio morire. Tu sei uno stupido, uno buono a niente: tu vieni con me per divertirti e tormentarmi. Va e impiccati, va al più profondo dell’inferno.

— Tu parli così perchè sai che non ti abbandono, — disse Efix. — Tu sebbene cieco conosci me, ed io non conosco te sebbene ci veda. Ma se tu credi di poterti trovare un altro compagno fa pure. Ti aiuterò.

Il cieco finto ascoltava, con la bisaccia rubata stretta a sè. Afferrò la mano di Istène e gli disse:

— E rimani con me, diavolo!

Stettero così, con le mani unite, come Efix li aveva veduti uscire dalla caserma di Fonni, e pareva aspettassero ch’egli parlasse, sfidandolo un poco: trasse quindi l’involtino delle monete raccolte in quel giorno, e dopo averlo fatto dondolare davanti a loro, guardandoli e sorridendo, lo lasciò cadere in mano al cieco vero e se ne andò.