Pagina:Canne al vento.djvu/262

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sento nonna raspare alla porta, — l’altra notte che spavento! Ho sentito una cosa molle agitarsi intorno ai miei piedi. Ho gridato, ho sudato: ma poi all’alba mi accorsi che era una lepre ferita: sì, presa al laccio era riuscita a scappare e stava lì con la zampetta rotta e mi guardava con due occhi da cristiana. Gliela ho fasciata, la zampetta; ma poi ha avuto la febbre; scottava fra le mie mani come un gomitolo di fuoco; e s’è fatta nera nera ed è morta.

Efix si era seduto davanti alla capanna guardando lontano.

— Che ne dici, tu, — domandò gravemente, — don Predu mi ripiglierà al suo servizio?

Il ragazzo si rifece minaccioso.

— E allora dovrebbe scacciarmi? E io come faccio, allora? Grixenda si sposa e se ne va. E io cosa faccio, intanto? Vado a chiedere l’elemosina? No, andateci voi, che siete vecchio.

— Hai ragione, — disse Efix, e chinò la testa. Ma la sua remissione gli rese benevolo il servetto.

— Don Predu è così ricco che può prendervi lo stesso; vi può mandare negli altri poderi, perchè a me piace star qui. Qui è un bel posto: lo dice anche Grixenda.

— Che fa Grixenda?

— Cucisce il suo vestito da sposa.