Pagina:Canne al vento.djvu/301

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Eppure a un tratto parve sollevarsi e rivivere. Durante la sera un accesso violento del male lo aveva pestato come sale nel mortaio: era diventato sordo e muto dal dolore, ma aveva veduto don Predu guardare Noemi con un gesto di contrarietà. Perchè le nozze erano fissate per l’indomani, e s’egli moriva portava il malaugurio agli sposi o li costringeva a rimandare a un altro giorno la cerimonia nuziale. Allora in fondo alle tenebre che già lo avvolgevano brillò come una lampada lontana: la volontà di combattere la morte.

Si scoprì il viso e parlò.

— Donna Ester, sto meglio. Mi dia da bere.

Accorsero tutte due le padrone e Noemi stessa gli sollevò la testa e gli diede da bere.

— Bravo, Efix! Così va bene. Sai cosa succede, oggi?

Egli accennò di sì, bevendo.

— Sei contento, vero, Efix? Quanto ci hai pensato, a questo giorno? Ti parrà un sogno.

Egli accennava di sì, di sì: tutto era stato, tutto era un sogno.

Poi lo lasciarono solo, poichè Noemi doveva vestirsi; ed egli sollevò la testa e si guardò attorno ma come di nascosto, continuando a far cenni di approvazione. Tutto andava bene; la festa nuziale si svolgeva in casa dello sposo, e qui nulla turbava l’antica pace. Per un’attenzione di Noemi verso il malato neppure la cucina era stata ripulita, come