ad ampliare Roma. Venne adietro Tullo hostillio imitatore piu di Romolo che di Numa; et Anco Martio troppo disideroso del favor de popoli. Poscia Tarquinio prisco, et Servio: ne altro di loro fu dishonorato fuor ch'el Superbo, per l'intolerabile libidine del figliuolo da Roma con tutti e suoi cacciato. Lungo sarà il dire se vorrò di Bruto la simulata follia tanto giovevole raccontare: l'ira di Coriolano; l'aiuto di Camillo verso l'ingrata patria: la pietà de duo Decij; la virtuosa povertà di Curio, et di Fabritio. Ne mi bisognerà scordare di Duillio, primo di loro vittorioso nella guerra navale, Paulo Emilio, Fabio Massimo, M. Marcello, et molti altri, che nella guerra contra Carthaginesi tanto fecero; et Scipione che ultimamente con si grande honore vi pose fine. Che dirò di Tito Flaminio? de duo Catoni? del minore Africano? di Mario? di Sylla? di Crasso? di Lucullo? di Pompeo? et degli altri innumerabili in una sola città nati? la virtù de quali quando io considero; à me paiono le loro opre non essere state humane, ma divine; et è tanta la gloria da essi acquistata; che infiniti (come io credo) alloro imitatione sono stati stimolati di guadagnarsi, et lasciare doppò se perpetuo nome; il quale se non havessono pregiato piu, che le ricchezze, ò il dominare de paesi, come sarebbe credibile che Regolo mandato à Roma per trattare il cambio de prigioni, fosse ritornato à Carthagine à si certe pene? che Mummio in tante ricchezze di Corintho da lui ispugnato fosse rimaso si povero? che l'essercito Romano, il qual pur dovea esser raccolto piu d'huomini in-