Pagina:Capuana - Giacinta.djvu/11

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non avevo, ripeto, un’idea precisa di quello che occorresse fare; nè, forse, potevo averla. Una forma d’arte non può venir determinata astrattamente a priori: La riflessione aiuta, in parte a foggiarla, ma la fusione delle qualità individuali con le forme da altri sviluppate avviene inconsapevolmente, nella spontaneità della creazione. La forma, appunto se vuol riuscire creatura vitale, deve farsi via via, seguendo la legge della assimilazione, dell’adattamento, della crescenza e dello sviluppo, al pari d’ogni altra creatura vivente. Però, allora, non sapevo neppur questo; e accingendomi a scrivere un romanzo, seguivo più l’impulso della mia baldanza giovanile che non l’idea di abbandonarmi alla genialità del lavoro, e indi vedere che ne sarebbe risultato.

Avevo un bel soggetto, ma scabrosissimo, tanto che n’ebbi paura financo io, quantunque ritenuto da assai meno scrupoli di adesso. Il punto difficile era il dire e non dire quello che doveva proprio essere il pernio dell’azione. Bisognava dirlo abbastanza perchè tutto il resto riuscisse chiaro; bisognava, nello stesso tempo, accennarlo appena per non assalire di fronte i lettori permalosi non ancora abituati a nessun genere di arditezze. Insomma, la mia eroina aveva un’intima parentela con la signora Récamier, a cui un difetto fisico impedì di amare interamente, se non d’essere amata in qualche modo. Dopo i primi capitoli non andai più innanzi. — Ti lapideranno, — mi aveva detto una persona alla quale avevo comunicato il soggetto del mio lavoro. Ed io, tuttochè pronto a grandi sacrificii per l’arte, non mi sentivo punto disposto a farmi lapidare. Così la mia Adriana morì nella cova, come un pulcino dentro l’uovo abbandonato dalla chioccia: e così mancò ai nostri critici una bella occasione di sbraitare contro le laidezze del verismo, che cercava di maculare l’innocenza dell’arte italiana contemporanea.

È vero che poi non seppi o non volli evitare lo scoglio... Ma non precorriamo gli avvenimenti.

Non ricordo, gentile Amica, la data precisa, ma fu certamente in una dolce serata di ottobre nel 1875, lungo un viale del Pincio, che la irresistibile tenta-