Pagina:Capuana - Giacinta.djvu/129

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— Ti farai scorgere...

— Hai paura?...

— Per te.

— Per me?... Oh... io porterei attorno, come un trionfo, il nostro amore!... Li disprezzo tutti. Capisci?

VII.

Gli aveva dato le chiavine del portone e dell’uscio d’entrata; e la notte rimaneva ad attenderlo, impazientissima, gustando l’acre ansietà di quelle interminabili ore d’aspettazione, finchè quei di casa non andavano tutti a letto, finchè le vie della città non si riducevano affatto deserte.

Verso le dieci di sera ritiravasi in camera col pretesto di sentirsi male; e fattasi aiutare a spogliarsi dalla Marietta, la licenziava immediatamente.

Dalle dieci alle dodici, contava i passi di chi andava e veniva nel salotto della sua mamma, ridotto, ora più che mai, una succursale della Banca agricola del Savani. Credeva di riconoscere ciascun arrivato, dal passo, e ne diceva il nome. Poi, ecco la sfilata di quelli che andavano via. Poi, ecco il rumore del portone che veniva chiuso dietro l’ultima persona, forse il conte Giulio che s’avviava mogio mogio verso la sua casa di mezzo scapolo.

Allora balzava da letto, tornava a vestirsi in fretta; e spento il lume e aperta con cautela la finestra, si affacciava a guardare, impaziente, di qua e di là nella via. Non passava anima viva. Gli orologi battevano il tocco, e si rispondevano dalla torre del Municipio e dai campanili come per darsi la voce,