Pagina:Capuana - Giacinta.djvu/198

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Gli s’era gettata al collo, ripetendo le stesse parole: — Abbi il coraggio di dirmelo! Tu sei tutto per me! — ma con intonazione così variata, che le rendevano diverse e più efficaci.

— Me lo assicuri?... Me lo giuri?

— Te lo giuro. Farò tutto quello che vuoi.

— Mi basta. Ah! Il cuore mi si slarga! Respiro!...

Al colpo di tosse della bambina che s’era mezza riversata fuori delle coperte, Giacinta si voltò e spinse violentemente Andrea verso il letto, senza poter gridare, con gli occhi quasi fuori dall’orbita, guardando la sua figliolina che agitava in una crisi terribile gli sciolti capelli d’oro sulla sponda del letto. Poi cacciò un grido e si lasciò cadere sulla seggiola, premendo i pugni sugli occhi, balbettando:

— Muore!... Muore!...

Per la camera avveniva una gran confusione.

Marietta, accorsa per prima, si dava desolatamente dei pugni alla testa:

— Ah, Madonna benedetta! Ah, Madonna!

E invece di aiutare il Gerace col riporre la bambina sotto le coperte, lo impicciava.

Venne ad aiutarlo Elisa Gessi, sopraggiunta in quel punto con la sua mamma e la signora Villa.

Queste intanto cercavano di confortare Giacinta:

— Non perderti d’animo!

— I bambini resistono a colpi più forti!

La signora Maiocchi faceva valere la sua esperienza di quando Elisa era bambina.

— Ecco il dottore! — disse la signora Villa.

Giacinta gli stese le braccia con le mani giunte.

— Ah, dottore! La mia bambina! La mia povera bambina!

Silenzio profondo. Tutti gli occhi si rivolsero a quel viso pallido, dalla barbetta bionda, che a Ma-