Pagina:Capuana - Giacinta.djvu/215

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Mai non aveva sentito da lui più dolce parola d’amore! E lo abbracciava, lo baciava, gli palpava i capelli con le mani smarrite: e rideva, con una specie di singhiozzo, pel fremito che l’agitava da capo a piedi:

— Fanciullo!... E hai potuto sospettare?...

Andrea, che non s’attendeva questo scoppio, non osava di resistere.

— E hai potuto sospettare!... Oh!

— Non negarlo — egli rispose, tentando debolmente di svincolarsi. — C’è stato un giorno...

— Sì, perchè negartelo? C’è stato un giorno in cui per disperazione, desiderai di poterti non più amare. Credetti non mi restasse altro che rimpiangere la mia felicità morta per sempre, il tuo affetto svanito! Ma... come non amarti più? È mai possibile?

E si stringeva a lui con un gesto di paurosa, quasi ci fosse lì qualcuno che volesse rubarglielo. Andrea sorrideva, stentatamente, sentendo già allacciarsi da una nuova e irresistibile malia. Quelle mani tremanti di commozione che gli brancicavano i capelli e la fronte; quella voce stranamente melodiosa, che gli carezzava gli orecchi e gli ricercava il cuore con un deliziosissimo serpeggiamento; quelle pupille accese dai crescenti bagliori d’una felicità non sperata, gli producevano il solito effetto di rammollirgli le ossa, d’intorpidirne la volontà, di stroncarlo, com’egli diceva.

Giacinta, presolo per le mani, dondolando lentamente la persona, continuava a parlare con quella voce stranamente efficace, simile a un mormorio:

— Che sciocchi siamo stati!... Ma non ricominceremo; abbiamo sofferto troppo. Capisci? Col tacere si fa peggio; le ombre prendono corpo; un fu-