Pagina:Capuana - Giacinta.djvu/79

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mentasse, le luccicavano dinanzi, nel buio, sempre chiedenti pietà.

— Come non capiva quel Gerace che così la torturava?... Ma già, poteva anche darsi... chi lo sapeva... che non fosse sincero neppur lui... E poi?... E poi?...

Uno solo le appariva buono, compassionevole, sincero; egli solo non le destava invincibili repugnanze e neri sospetti nel cuore...

— Perchè no?... Perchè no?

Si faceva forza ogni giorno, per abituarsi a quest’idea.

— Essere amato per gratitudine!... non le chiedeva di più e glielo lasciava scorgere in tutti i suoi discorsi, tutti i giorni. Che poteva significare, se non che tal amore per gratitudine già lo sperasse da lei?... Con gli anni cresciuti, a lui senza famiglia, il celibato pesava... E l’altra volta non glielo aveva detto quasi apertamente? Non le aveva detto: nel tuo caso, hai bisogno di una protezione speciale, di un affetto capace d’aumentarsi e non di venir meno col tempo; di un affetto senza illusioni giovanili, senza pregiudizi sociali?... Le aveva detto così... Aveva ragione, pur troppo!... Aveva ragione!

E la penetrava un senso di tenerezza filiale per quella secca e angolosa figura del Mochi che sapeva generosamente compatirla, e non era ingiusto come gli altri!

— Infine, che colpa ci ho io?

Vi eran dei momenti, dei terribili momenti, che non riusciva a rassegnarsi. S’impennava.

— È un’infamia! Una mostruosa ingiustizia! — andava ripetendo, andando su e giù per la camera, come un’anima dannata, diceva ella stessa.

— Ah!... forse, con minor fierezza di animo, vi-