Pagina:Capuana - Giacinta.djvu/88

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 86 —


— Che tormento il dover dissimulare di amarlo!... Ma doveva far così, suggellarsi le labbra!... Chi le garantiva l’avvenire?... Se oggi la passione poteva porre a quel giovane una benda sugli occhi, domani, domani l’altro, sbolliti i primi entusiasmi, quando non ci sarebbe stato più rimedio...?

Era il verme che le rodeva incessantemente il cervello e le faceva quasi dimenticare l’oltraggio del Mochi.

Alcuni giorni dopo il fatto, questi aveva avuto la faccia tosta di avvicinarsele e dirle:

— Quella grulla di Marietta ti avrà forse riferito...

— Non mi ha riferito nulla... — lo interruppe Giacinta.

Egli voltò le spalle.

Andrea intanto, rassegnato, paziente, non lasciava sfuggirsi nessuna occasione di rammentarle che era lì, attendendo sempre una risposta. Ad ogni nuovo assalto di lui, la povera Giacinta sentivasi con orrore diventar sempre più fiacca; e voleva resistere... ad ogni costo!...

— Dovessi tu anche morirne! — disse a sè medesima una volta, dopo aver tentato invano di stordirsi leggendo fino a notte inoltrata.

Invece il suo povero cuore non aveva più forze!

— Ah, Gesù! Gesù!...

I suoi occhi non si erano fissati mai con tanta ambascia sul crocifisso d’avorio dalla croce di ebano appeso al capezzale, un ricordo della sua più cara amica di collegio. E quel grido straziante le era uscito di bocca, all’improvviso, insieme con un fiume di lagrime.

— Ah, Gesù!... Gesù! Perchè farmi soffrire a questo modo?...