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| 146 | Open source, software libero e altre libertà |
Certo, non sarà possibile ottenere una piena interoperabilità e migrabilità sulla base di interfacce e soluzioni di interscambio valide per tutti, ma sempre di più si stanno affacciando tecnologie mature ed esempi di successo di approcci basati su interfacce standard e persino open source nei servizi cloud. La loro adozione diretta è una soluzione per determinare l’interoperabilità, certo, ma la presenza di tali iniziative fa sì che ci sia un sistema (o più sistemi) di riferimento verso i quali i produttori di soluzioni proprietarie possono creare interfacce. Una di queste soluzioni è il progetto Open Stack[1].
Mentre scrivevo queste righe in un post in cui mi occupavo esattamente di questo tema, arrivò la notizia che Amazon (AWS) stava sperimentando[2] estese interruzioni del servizio. Come noto, sui servizi di Amazon sono basati migliaia di siti di tutti i tipi. Un adagio popolare vuole che non si mettano tutte le uova nello stesso cesto, ma è esattamente ciò che stiamo facendo. Certo, è conveniente. Certo, è comodo. Certo, è sicuro. Dipende però da ciò che si considera “sicuro”. La sicurezza non è una dimensione lineare, è un insieme di fattori che vanno bilanciati. Si suole dire che la sicurezza di un sistema è simile alla robustezza di una catena: si misura dal più debole dei suoi anelli.
Con la concentrazione di servizi e funzioni (“workload”), si fa esattamente questo: si mettono un sacco