Pagina:Castelvetro, Lodovico – Poetica d'Aristotele vulgarizzata e sposta, Vol. I, 1978 – BEIC 1783618.djvu/11

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4 POETICA D’ARISTOTELE VULGARIZZATA E SPOSTA infino a qui poetato e poetano tuttavia e poeteranno per l’avenire, e peraventura non senza alcun prò procedente dalla lettura di questa mia sposizione; il che, non avendo ardir di sperar tanto, desidero che sia. Ma perché tra l’altre molte singolari doti e gloriose, delle quali, non altramente che il cielo è adornato di lucide stelle, è privilegiata e risplende la S.M.V., è veramente maravigliosa quella piena conoscenza e notizia che ha delle diverse e molte lingue, e spezialmente dell’idioma italiano, col quale favella cosí puramente e cosí vagamente che assai chiaro appare che non v’abbia posto meno studio che in alcuno degli altri, né che meno il pregi e l’ami che alcuno degli altri, io m’induco ragionevolmente a credere che questa mia fatica non debba esserle punto meno graziosa perché sia stata dettata in questa lingua piú tosto che in alcuna altra; e poiché non dee punto esser men graziosa alla S.M.V., perché sia stata dettata in questa lingua, alla quale è indirizzata, donata e consacrata, a me altresí non dee essere punto discaro l’avervela dettata, sí per questo massimamente, sí perché io mi do ad intendere d’aver fatto ciò in questa lingua alquanto meno male, nella quale non niego d’avere speso qualche tempo per impararla e per avanzarmi alquanto in essa e d’avervi ancora scritta alcuna volta alcuna cosetta, che non avrei fatto in un’altra dove fossi meno essercitato e per poco scrittore nuovo. Senza che io ho giudicato che questa fosse opportunitá convenevole e da non tralasciare da fare una volta esperienza, il che da niuno infino a qui non pare che sia stato tentato, se fosse possibile che con le voci proprie e naturali di questa lingua si potessono fare vedere e palesare altri concetti della mente nostra che d’amore e di cose leggiere e popolari, e si potesse ragionare e trattar d’arti e di dottrine e di cose gravi e nobili senza bruttare e contaminar la puritá sua con la ’mmondizia delle voci barbere e scolastiche, e senza variare e alterar la simplicitá sua con la mistura delle voci greche e latine quando la necessitá non ci costringe a far ciò, accioché, riconoscendosi la sufficienza e ’l valore di questa lingua ancora in questa parte, non resti priva piú lungamente della debita sua lode. La quale esperienza se non parrá essere stata fatta indarno e non dispiacerá a tutti, io mi terrò pienamente