Pagina:Castiglione - Il libro del Cortegiano.djvu/261

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libro quarto. 245


portuni ed atti per condursi a questo buon fine designato: certo è che l’animo di colui, che pensa di far che ’l suo principe non sia d’alcuno ingannato, nė ascolti gli adulatori, nè i maledici e bugiardi, e conosca il bene e ’l male, ed all’uno porti amore, all’altro odio, tende ad ottimo fine.

VI. Parmi ancora che le condizioni attribuite al Cortegiano da questi signori, possano esser buon mezzo da pervenirvi; e questo, perchè dei molti errori ch’oggidì veggiamo in molti dei nostri principi, i maggiori sono la ignoranza, e la persuasion di sè stessi; e la radice di questi dui mali non è altro che la bugia: il qual vizio meritamente è odioso a Dio ed agli uomini, e più nocivo ai principi che alcun altro; perchè essi più che d’ogni altra cosa hanno carestia di quello di che più che d’ogni altra cosa saria bisogno che avessero abondanza, cioè di chi dica loro il vero e ricordi il bene: perchè gli inimici non son stimolati dall’amore a far questi officii, anzi han piacere che vivano sceleratamente nè mai si correggano; dall’altro canto, non osano calunniargli publicamente per timor d’esser castigati: degli amici poi, pochi sono che abbiano libero adito ad essi, e quelli pochi han riguardo a riprendergli dei loro errori così liberamente come riprendono i privati, e spesso, per guadagnar grazia e favore, non attendono ad altro che a propor cose che dilettino e dian piacer all’animo loro, ancora che siano male e disoneste; di modo che d’amici divengono adulatori, e, per trarre utilità da quel stretto commercio, parlano ed oprano sempre a compiacenza, e per lo più fannosi la strada con le bugie, le quali nell’animo del principe partoriscono la ignoranza non solamente delle cose estrinseche, ma ancor di sè stesso; e questa dir si può la maggior e la più enorme bugia di tutte l’altre, perchė l’animo ignorante inganna sè stesso, e mentisce dentro a sè medesimo.

VII. Da questo interviene che i signori, oltre al non intendere mai il vero di cosa alcuna, inebriati da quella licenziosa libertà che porta seco il dominio, e dalla abondanza delle delizie, sommersi nei piaceri, tanto s’ingannano e tanto hanno l’animo corrotto, veggendosi sempre obediti e quasi adorati con tanta riverenza e laude, senza mai non che ri-