Pagina:Caterina da Siena - Epistole, 1.djvu/19

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

xiii

santa dicesse: Sicchè ogni pena mi paja leggiere: non già leggiero, come pose Aldo. Poichè se vegga risi le scritture di que’ tempi stessi, l’addiettivo leggiere era tanto comune al feminile sostantivo, che al mascolino, come oggidì sono simili addiettivi, facile, breve, lieve, grave. Così trovasi nel Boccaccio alla novella 24, trovandola leggere assai mancò della sua speranza. E Binda Bonichi rimatore di Siena, più antico della santa, scrisse nella sua canzone quindecima.

Che natura contenta
     Leggier vivanda, e grosso vestimento.

Imperocchè leggiera non si può troncar nel verso come leggiere; e perciò leggiere va inteso in questo autore: e altri esempi se ne ha nel Memoriale del Bergamino. Che se in questa forma voglia ridursi l'antica lettura di questa orazione, ognuno ben vede, che dalla santa fu legata a rima, non senza tale quale obbedienza alla misura del verso.

O Spirito Santo vieni nel mio cuore;
     Per la tua potenzia tràilo a te Dio!
     E concedimi carità con timore.
     Custodimi Cristo di ogni mal pensiere,
     Riscaldami e rinfiammami del tuo dolcissimo amore.
     Sicchè ogni pena mi paja leggiere.
     Santo il mio padre, e dolce il mio Signore,
     Ora ajutami in ogni mio mestiere.
     Cristo amore, Cristo amore.

In questa forma, l’eruditissimo signor canonico Gio. Mario Crescimbeni, per nostro avviso, riportò questa orazione nel 3 volume della volgar poesia a fogl. 119, che punto non dissuona dal testo del Caffarini, a cui debbe credersi più, che ad ogni altro, poich’ebbe alle mani l’originale, ed anche agli altri due volgari sopraddetti si accorda. Altrimenti la santa, che nelle prose sua serbò tutta la grazia della locuzione, ed il suono conveniente del periodo, non averebbe posto in sì corti sensi cinque rime in are, e quell'altre in ero: senza che non era in casa della santa del tutto forastiera la toscana poesia, se Muccio Pia-