Pagina:Catullo e Lesbia.djvu/109

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questioni. 103

che la moglie di Manlio; ella dunque viveva ancora, quando Catullo scriveva questi versi. Or se nella prima parte si parla della morte di lei, segue necessariamente che questa seconda parte fu scritta innanzi.

Chi è mai quella tua vita? Tua amica, spiega il Partenio, scappando dal rotto della cuffia. Tui amores, dice, senz’altro, Achille Stazio.

Cominciamo dal raffermare la lezione del verso. Il Codice Regio l. 7989 invece di simul ha satis, e così anche il Sangermanense 1165. Una variante di non poco momento ha il Codice Amburghense, che legge tui nati in cambio di tua vita; ma io, che non voglio regalar figli a nessuno, mi contento del satis in luogo di simul, sulla fede, oltre ai due citati, del Codice di Lorenzo Santenio e del Colbertino. L’avverbio satis, ognun sa, non solo ha forza di accrescere, ma anche di diminuire, come in Terenzio:

Meretrix haec est forma luculenta
Sic satis;1

e in Cicerone: Quid secundum? Satis bona pascere;2 e nel nostro caso serve a limitare il significato della parola felices. Assumo la parola vita nel senso proprio, allontanando così ogni allusione alla moglie di Manlio; e che bisogno c’è, in verità, di ricorrere a lei? Il poeta augura felicità alla vita del suo amico recentemente colpito dalla sventura; e l’augurio non può essere più opportuno; e se dice tu et tua vita, che apparentemente sembran due soggetti, ma intimamente son uno solo, gli è

  1. Heaut., III, 2, 12.
  2. Officis, II 25.