Pagina:Catullo e Lesbia.djvu/126

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
120 la fortuna dei carmi di catullo

gresso e una rapidità straordinaria. La guerra persiana, nella quale tutta la Grecia si levò come un uomo solo contro l’irruzione asiatica, e conservò a forza di miracoli nazionali l’indipendenza e la libertà della patria; la guerra peloponnesiaca fra le popolazioni doriche ed ellene, che durò ventisette anni e rovinò la potenza e la libertà di tutti; le guerre del grande Alessandro, che portarono in gran parte dell’Asia il sapere e l’ingegno dei Greci, generarono una nuova cultura, legarono all’Asia l’Europa, riunirono i due primi focolari dell’incivilimento umano. E questa è una prova di più di quella verità non abbastanza ripetuta, che le Arti non fioriscono soltanto nella pace, ma si alimentano meglio di contrasti e di lotte; traggono vita e vigore dalle grandi agitazioni sociali, e là soltanto mettono gagliarda e durevole radice, dove è luce di vita politica e sorriso di libertà. E tutto il movimento, la vita, la gloria del pensiero ellenico si deve principalmente, esclusivamente forse, all’indipendenza e alla libertà. Sotto qualunque dominio e reggimento, in seno anche alla tenebrosa servitù, il popolo greco sarebbe stato senza dubbio un popolo ingegnoso e civile; ma quella versatilità d’intelletto, quella mobilità dì fantasia, l’aura serena e feconda delle sue ispirazioni, la facilità portentosa a render sensibile, vivente, leggiadro ogni obietto che veniva a cadere sotto il dominio del suo pensiero, non possono non esser frutto della libertà delle sue istituzioni, della emancipazione della scuola dal sacerdozio e dallo Stato, di quella vita agitata sempre e battuta come le onde del suo mare, e di quella varia e mirabile unità, che sapea dare a tutti la forza senza togliere a nessuno la libertà.